LA NOTTE DELLE MANI IN FACCIA

•ottobre 15, 2007 • 1 commento

Eravamo al centro del vecchio cimitero cittadino sotto una pioggia battente, la situazione si faceva sempre più critica, ma non mi impediva di essere perfetto/a nel mio completo da viaggio color fumo di Londoskin, adatto agli spostamenti notturni. Concentrato/a e sull’assetto di guerra, con l’arco ben teso, sentì dietro di me delle parole che non avevo mai audito prima, riporto:” We addò jat?!( mi perdonerete le eventuali imprecisioni, ma questi sono termini che non ci hanno insegnato all’accademia di halfling che ho frequentato) Era il druido che con la sua indole bucolica cercava di tenere ben unito e saldo il gruppo. Avanzammo intrepidi fino ad arrivare ad un primo mausoleo, era scarno,sobrio e sull’ingresso portava scritto: FAMIGLIA BRAMBILLA, (tipico cognome di questo inquietante villaggio) a seguire un altro mausoleo identico al precedente che portava scritto:FAMIGLIA SPADONI(che cognome virile!), ma fu il terzo mausoleo che catturò la nostra attenzione poiché sul frontone portava un sole inciso sulla roccia. Il mio riconosciuto coraggio mi spinse a cercare possibili trappole e dopo essermi assicurato che nulla potesse mettere in pericolo la vita dei miei compagni, li avvertì che si poteva avanzare. La porta si aprì da sola, ma lo spettacolo che ci si presentò non fu dei migliori. Non c’era luce( e già questo è poco chic) e a pochi metri dall’ingresso c’erano sparsi sei cadaveri scarsamente visibili(che è davvero poco chic). Ammetto che la mia indole da ladro/a mi spinse subito a rovistare tra quelle ossa ammuffite cercando di evitare il contatto diretto con gli scheletri e cercando di non guastarmi i capelli, ma la mi attenzione fu subito ridestata da un altro compagno d’avventura, Erian. Un tipico ranger, impavido, intrepido, intostato, insomma della serie:”Me la vedo ioooo con il mostro!”, ma che vede molto stesso risolvere gli scontri grazie alle azioni coraggiose degli altri compagni.
Ad ogni modo, Erian si diresse verso il sarcofago che riuscivamo a vedere in fondo alla sala e una volta trovatosi di fronte notò che c’erano scolpiti nella roccia un sole e due mani e vide che delle mani erano presenti anche sugli angoli.
Presto la curiosità lasciò lo spazio all’ardore guerresco e Erian e Thana, (quest’ultima una nana niente male come compagna di viaggio, che ha sempre delle trovate poco chic ma molto ingegnose)decisero di aprire il sarcofago. Senza darci modo di reagire, all’improvviso numerose mani amputate attaccarono me Erian e Thana, i più vicini alla spettrale scoperta. Io riuscìi ad infilzarle con le mie frecce, con un gesto rapido ed efficace, che dimostra la mia forma smagliante che nemmeno le birre della locanda sono riuscite ad intaccare. “Thana” tentò di strapparsi via la mano che le si era attaccata alla faccia in una morsa micidiale, mentre Erian propose una soluzione che credeva essere vincente, parole sue:”buttiamo un secchio d’acqua così ce ne laviamo le mani”. Un momento che sembrò durare secoli ci vide bloccati da quelle parole, stupiti e inquieti fummo ridestati solo dalla voce del prode ed esile portatore sano di lupo che si sentiva qualche metro più indietro, il quale alle richieste di aiuto un po’ divertito ammise:”abbiamo le mani in tasca!”
La situazione peggiorò, le mani continuavano ad aggrapparsi sul mio corpo(buongustaie) e su quelli dei miei compagni, questo fece adirare la nana che decise di dare una testata contro un muro uccidendo così la mano sudicia ed insistente. La testata riuscì a liberare il viso poco curato di Thana che con soddisfazione ci dedicò un sorriso sgraziato e poco partecipato, mentre un altro invito arrivò dal druido :”Ci facciamo una mano di poker?!”
Infastiditi da quelle stupide mani, dopo aver scandagliato il mausoleo, decidemmo di uscire e avanzare nel nostro percorso, sotto una pioggia insistente che non voleva abbandonarci. Arrivammo dopo alcune ricerche di scarso interesse dinanzi ad un altro mausoleo sul cui frontone era visibile nonostante la notte una luna scolpita nella roccia. Entrammo. La nana galvanizzata dall’idea geniale della testata decise di caricare una statua maestosa presente nella sala, che potevamo vedere bene dalla nostra posizione e svenne. Allora annoiata dalla demenza di alcuni di noi, la sottile ed elegante Seiko(la più chic dopo di me) decise di chiudere la partita, o almeno così speravamo. Inserì la luna nel sole che avevamo sottratto nel precedente mausoleo e portato con noi, creando così un’eclissi. La statua si animò. Unimmo le nostra forze fino a sconfiggerla e a proseguire la nostra missione…è in queste occasioni che mi domando perché non sono rimasto/a in locanda a farmi la manicure?

La notte dei morti bagnati fradici

•agosto 8, 2007 • 3 commenti

Era tardo pomeriggio ormai, e i giovani avventurieri decisero di abbandonare la residenza estiva dei Tarascon e di ritornare al villaggio. Un pallido sole faceva capolino fra neri nuvoloni, iniziando lentamente a tramontare, e loro non avevano molta intenzione di girovagare durante la notte…oltretutto si avvertiva un forte odore di carne putrida e marcia diffuso su tutto il campo, senza una sorgente precisa.
Durante il ritorno passarono davanti una villa ben tenuta, con le finestre chiuse e coperte all’interno da grosse tende scure. Incuriositi, fecero il giro della casa, ma non trovando uno spiraglio per sbirciare all’interno, abbandonarono il luogo, meditando su chi potessero essere i proprietari di una villa così sfarzosa alle porte del villaggio.
Decisero così di chiedere al sindaco, ma giunti alla Der Sindaco Haus, la perpetua li informò che il suo padrone era alla locanda. I ragazzi domandarono ugualmente alla donna informazioni sulla villa ed ella rispose che si trattava della residenza invernale dei Tarascon, e che era rimasta chiusa da circa tre settimane.
Preso congedo, il gruppo si diresse alla locanda, dove trovarono il sindaco immerso nei fumi dell’alcool. Il ranger gli si avvicinò per parlare, ma questi probabilmente senza riconoscerlo gli esplose un poderoso rutto in faccia, facendolo quasi svenire. Ripresosi, il ranger ordinò un boccale di birra per farsi valere, ma nulla potè contro la possanza del primo cittadino. Continuarono così per un pò, quando ad un tratto un fetido odore pervase l’aria. Sembrava provenire dal piano superiore e così i ragazzi, armati di coraggio e di qualche spada, si avviarono su per le scale.
Giunti nel corridoio aprirono la porta della loro stanza, trovando Luc intento in strane pratiche onanistiche. Decisero di lasciarlo stare, e di non interrompere quel sacro momento d’intimità…si diressero quindi alla porta accanto, che dava sulla stanza di un solitario viaggiatore.
Lì la puzza era molto più forte e quando il ladro spinse la maniglia, si trovarono davanti ad una scena raccapricciante: una figura nera ed ammantata si ergeva sul bordo della finestra e li squadrava con occhi bianchi come latte, facendo gelar loro il sangue nelle vene. A terra ad i suoi piedi, il corpo di un uomo, steso in una posa innaturale. L’essere guardò gli eroi ancora per un istante, poi si gettò giù dalla finestra, scomparendo alla vista. Il druido si lanciò letteralmente all’inseguimento, buttandosi anch’egli dalla finestra, mentre la barbara e il ranger correvano fuori la porta, lasciando il/la ladra e il fenomeno da baraccone con il suo cristallo da compagnia, soli assieme al morto.
Ma l’essere si era ormai dileguato, così gli eroi tornarono mestamente alla locanda, sperando di trovare un pò di riposo. Dopo poco però accadde il finimondo: la tempesta che si presagiva da giorni scatenò tutta la sua furia sul villaggio e nello stesso istante un uomo fece irruzione nel locale gridando ai quattro venti una terribile notizia: i morti stavano attaccando! Affacciati alle finestre, i nostri eroi si trovarono di fronte un terribile spettacolo: in lontananza, incuranti del forte vento e delle raffiche di pioggia, numerose figure barcollanti si avvicinavano lentamente, illuminati dai frequenti lampi che solcavano il cielo.
Il sindaco iniziò immediatamente ad organizzare una difesa, e i giovani cercarono di aiutarlo, appostandosi dietro le finestre in attesa di un primo attacco, ma vennero subito fermati dal parroco: “Questa è la maledizione della famiglia Tarascon! C’è un solo modo per fermarla: dovete raggiungere il vecchio cimitero e distruggere Marcel Tarascon, solo così i morti ci lasceranno in pace. Andate, ci penso io qui!”. Dicendo questo corse velocemente verso le scale, diretto al piano di sopra.
Agli eroi non restava molta scelta, così attraversarono la porta del locale e si gettarono nella tempesta. Percorsi pochi metri sentirono un potente urlo provenire dalla locanda, e voltandosi videro il parroco in piedi sul tetto con le braccia aperte lanciare un incantesimo. Egli notò l’incertezza dei giovani e gridò loro: “Andate sciocchi!”, poi, rivolto all’armata delle tenebre: “Vooooiii non poteeeeteeeee passaaaaareeeee!”. Un lampo accecante scaturì dal vecchio e sembrò disorientare gli zombi permettendo così ai ragazzi di fuggire indisturbati verso il cimitero.
La pioggia aveva ridotto la visibilità a poco più di un paio di metri, ma loro superarono senza problemi il primo cancello e raggiunsero presto l’entrata del vecchio complesso, trovandola però sbarrata. “Non c’è problema!”, disse la nana, e con un potente colpo di ascia divelse l’inferriata, che cadde con un tonfo nel fango, permettendo così agli eroi di entrare nel regno del Signore Oscuro…

I morti a volte ritornano

•luglio 1, 2007 • 3 commenti

Seduta sul bordo del letto nella locanda di questo villaggio sperduto, del quale non ricordo neanche il nome,
mi ritrovo a ripensare alla giornata appena accaduta.. Non avrei mai immaginato che i racconti che ascoltavo da piccola fossero veritieri, ma piu’ che altro storie piene di fantasia.. Apro il mio diario di viaggio e mentre il buio ormai ricopre i segreti di questo luogo, mi appresto a trascrivere queste ultime ore..forse trascrivendole potrei capire di più,
anche se non credo che la cosa sia possibile..
 

Eravamo appena usciti dalla taverna, o meglio eravamo stati cacciati perché dove chiudere. All’esterno si udivano solo i passi delle persone che passavano e che stranamente si dirigevano dalla stessa parte.
Incuriositi, il gruppo strampalato e per nulla uniforme, decide di seguirlo.. Forse avremmo potuto trovare qualche nuova informazione e soprattutto avremmo potuto
trovare il modo di liberarci di Luc che continuava a seguirci..
Vediamo che la silenziosa folle si dirige verso la chiesa. Si trattava di un funerale,
probabilmente della persona morta improvvisamente nella locanda.

Il parroco (padre Brusier) durante la cerimonia, diceva cose alquanto strane:
“..preghiamo per quest’anima e che resti nel regno dei morti”
..inizialmente non avevamo ben capito il senso di queste parole..ma ci fu più chiaro quando,
avvicinandoci alla bara avevamo sentito colpi dati dall’interno..
Probabilmente era per questo che delle grosse catene circondavano la bara e la mantenevano chiusa..

Dopo la cerimonia ci allontaniamo e sentiamo il guardiano della chiesa che dice
“Daigon nascerà nella mano di casa, non morte disprezzerà e che vita vivendo non”
…la gente da queste parti ha poca dimestichezza con la grammatica o sono molti i pazzi…

Lungo la strada l’odore di sangue ci porta a guardare in un vicolo..Quale visione! C’era sangue ovunque! Ma non era presente alcun corpo.. Solo il sindaco del villaggio era sul posto..stranamente non aveva l’accento che aveva la maggior parte delle persone del villaggio..ad ogni modo ci intima di andar via..
Prima pero’, Steek il ladro nota un liquirizia rossa in una delle pozze di sangue.. In seguito ci vien detto che è un alimento molto succulento per gli abitanti del villaggio,
che veniva prodotto nelle terre appartenenti ai familiari di Luc, ma che ora è un prodotto introvabile..

Tornati alla locanda su strade differenti: io, Erian e il druido passando dal fabbro (che da segni di squilibrio alla vista di Luc) e gli altri passando dall’emporio.. Nella locanda scopriamo che Katiunka è scomparsa e che neanche a casa a presente.. Il mistero si infittisce quando nella locanda muore un’altro uomo e al suo tavolo troviamo una liquirizia rossa! Proprio mentre apriamo la porta per andare dal prete, ci ritroviamo quest’ultimo avanti!!! Assieme a lui trasportiamo via il corpo, perché potrebbe risvegliarsi, come gia’ accaduto,
come un non morto.. E lungo la strada ci racconta della storia di Luc, che il parroco riconosce, e dei suoi fratelli Jean e Marcel. Jean ancora si vede di tanto in tanto attraversare il villaggio, mentre invece Marcel è morto e misteriosamente è scomparso, portato via da Jean..

Veniamo di nuovo allontanati, torniamo alla locanda…ma dopo tutti i racconti ascoltati ci è difficile dormire, così ci diriggiamo al cimitero, dove in questo periodo è centro di numerose vicende losche.. Infatti quando io e Erian giungiamo lì, oltre a incontrare il druido che scorrazzava dietro non so chi, notiamo che all’interno del cimitero due figure umanoidi tentavano di aprire la bara seppellita quello stesso giorno!!

Scavalchiamo il cancello (io ovviamente in maniera elegante) e quando siamo all’interno, vediamo che Geremia, l’uomo defunto e’ fuori dalla bara e in piedi! Mando il mio psicocristallo a chiamare Thana e Steek, che erano rimasti nella locanda a poltrire, per aiutarci, ma soprattutto per mostrar loro un morto che cammina! :)

Dopo un lungo combattimento, che non va molto bene, il lupo è a terra, siamo tutti molto feriti e provati dalla battaglia. Ma all’improvviso sentiamo una musica che coglie tutti di sorpresa..Era la cavalcata delle valkirie e su queste note, vediamo Thana e Steek correre verso di noi con talmente tanta foga,
che non si fermano in tempo e vanno a sbattere contro i cancelli del cimitero -_-”
e poi con fare non poco goffo tentano di scavalcarli…
facevamo più bella figura a morire da soli che con questi due!!

Riprendiamo il combattimento, ma di tanto in tanto veniamo distratti dalle note degli ABBA
ad alto volume..possibile che di notte la gente ascolti gli ABBA a volume così alto!?
Questo luogo appare sempre più strano.. e strambo!

Finalmente riusciamo a stanarli, io ne esco ferita quasi mortalmente e, proprio mentre ci riordiniamo e Thana da segni di tirchieria, giunge il prete ed esclama: “Oh Madre di un Dio a caso!!” ..ora mi chiedo: “Acaso” è il nome del dio!? o era indeciso su chi citare!?

Torniamo alla locanda e le uniche informazione che riceviamo dal sindaco la mattina successiva alla sua “Der Sindaco Haus” sono che è sempre stata trovata una liquirizia di fianco ai corpi senza vita dei villani…
che scoperta del cavolo! -_-”
questi abitanti sono uno piu’ sveglio dell’altro..Non ci resta che andare a perlustrare il maniero e la piantagione..Arrivati nelle vicinanze del maniero Luc esclama una delle sue frasi senza senso:
“Trovato senza madre vita rigida del bambino il, il diavolo notte tempo liberato annunzia il” e torna alla locanda da solo…è la prima volta che Luc non ci segue..

Questo scatena un discorso senza senso anche negli altri componenti del gruppo..e scopro che ci facciamo prendere troppo dalla follia che alberga in ognuno di noi..forse devo stare attenta a cio’ che dico, soprattutto visto il nomignolo di cattivo gusto dato al mio psicocristallo.. Nel maniero non troviamo molto, tutto è coperto da lenzuola bianche piene di polvere e nelle stanze troviamo un diario, in cui nelle ultime pagine è scritto “il padrone è strano” e ” banchetto di carne strana data da mangiare ai braccianti” questo 17 giorni fa..

E’ tutto avvolto da un alone di mistero, che spero si chiarisca senza la mia morte..

Verso il Villaggio

•giugno 13, 2007 • 4 commenti

Era strano navigare con gente nuova, conosciuta da poco. Quello che ci accomunava era il nostro gusto per l’avventura. E sinceramente mi bastava quello. Non sono una che approfondisce le conoscenze, e poi ero imbarazzata perche` parlavano tutti meglio di me. Come dite? Come fa una nana analfabeta a scrivere un racconto? Nun ce rumpete.

Ci trovavamo su questa palude fetente, e io mi stavo sciarmando le braccia a remare. Il rematore dall’alto lato, quello che mi sta sui maroni perche` ogni volta che mi avvicino storce il naso manco puzzassi, in realta` faceva solo la mossa. Si faceva anche il buono dato che aveva inficcato una freccetta su un coccodrillo… tsk… Se mi capita un coccodrillo sotto tiro altro che freccetta, lo spappolo con un’accettata.

Il viaggio proseguiva noiosetto, stare 2 ore senza capire quello di cui parlano i tuoi compagni e` abbastanza palloso, ma ci sono abituata. Ad un certo punto, nella fitta nebbia, notiamo che i rami degli alberi sono tutti piu` fitti e piu` bassi sulle nostre teste. Non sono la tipa che si fa spaventare da un po` di ramoscelli, ho vissuto anni in miniera. Ma i miei compagni stanno tutti sull’attenti. Poi li vediamo. Occhi, non riesco a contarli, sono piu` delle dita della mano. Sono rossi, e ci guardano. Fermiamo cautamente la zattera, prendiamoo le armi. C’e` attesa, poi qualcosa spunta dalle tenebre. Punta me. Mi manca, ma mi lascia un ricordo azzeccoso e viscido sulla testa. Una dannata slinguazzata. Che schifo! Sono una signora perbene, io! Il lupo del mio compagno sembra agitarsi a vuoto. Vorrei solo che si avvicinassro, quelle cosa merdose! E infatti si avvicinano, le vediamo: 3 rane enormi. Dalla zattera scoccano 3 frecce, una dal mio amico Halfling, e una dai 2 che mi stanno antipatici. Vedo le rane stramazzare al suolo. Che fesse. Decido che mi sta bene un trofeo, dato il viscido affronto. Con la mia ascia stacco una testa a quella bestiaccia, e la stipo a bordo.

Mentre scapezzo quella rana, presa dalla rabbia, quasi non noto il compagno Ranger, che grida di vedere qualcosa sul fondo, e si tuffa a prenderla. E` uno scrigno. Il ranger cerca di prenderlo con il remo, ma lo spezza. Il suo compagno, quello fissato per la magia e con la puzza sotto il naso (anche lui), si e` tuffato e ha preso un borsa dallo scrigno. Ha perso tutti i suoi viveri tuffandosi con lo zaino, ma per fortuna li ha recuperati, la borsa che ha trovato ne conteneva di buoni, e non ci entrava l’acqua. Io riesco ad arrabbattare dal bottino una bellissima spada corta, sembra bella ricamata. La nostra amica con la pietra intorno cerca di capire se abbia qualcosa di particolare, e anche il ranger inzuppato di acqua paludosa, che adesso puzza come un caprone, non riesce a raccapezzarsi. Fanno tanto i saputelli.

Continuiamo a viaggiare, sotto una luna spettrale. Il viaggio e` tranquillo, e approdiamo ad una spiaggetta su un isolotto. Li` c’e` un carro e delle persone stanno bivaccando al suo fianco. Scendiamo dalla zattera. Le persone sono brave e simpatiche, e ci offrono la cena in cambio della mia testa di rospo. Io mangio a sbafo, mentre i miei amici parlottano di qualcosa come una maledizione sul villaggio, di stare attenti al folle, e cagate del genere. Sinceramente io non vedo l’ora di vedermi davanti qualche zombie pieno di vermi per spaccarlo in due con la mia accetta e la mia spada nuova. C’erano un vecchio, un ragazzone e una giovane donzella che prediceva il futuro. Ovviamente ha avuto paura del nostro futuro. Lei. Io no. Piu` c’e` male che ci intralcia, piu` si puo` spaccare qualche culo senza rimorsi!
A fine serata, alla specie di maghetto viene in mente di vedere se la mia spada e` magica… non lo e`. Poi facciamo i turni per dormire, e tutto sembra ok. Solo sentiamo qualche richiamo verso la palude… sara` la solita voglia di passeggiare di notte. Al mattino, notiamo che non si vede il sole, mentre la luna si vedeva bene, di notte. Ai miei compagni sembra strano, a me sembra strano che non abbia ancora mangiato nulla a colazione. Mangio e ci rimettiamo sulla zattera. Gli zingari con il carro erano spariti dall’isolotto, ma non ce ne preoccupiamo piu` di tanto. Ci avevano detto di star andando via, sono nomadi. Pero` che cavolo: almeno la colazione potevano offrirla.

Mentre penso tutto questo (in 2 ore) arriviamo in una capannucola. I due che mi stanno antipatci salgono nella capanna da una scaletta a pioli uscita misteriosamente dal nulla. A me piace, vorrei rubarla… Ma non sono una ladra, cosi` chiedo il permesso, che non mi viene dato. Tsk, potrebbe sempre essere utile una scala. Sento del baccano provenire dalla capanna, ma nulla di preoccupante. Cercano di parlare con un tizio che non coordina le frasi. Se spengono una lanterna questo si mette ad urlare… Che tipo strano, non mi piace. Gli altri decidono di portarlo con noi dopo aver perso un’ora li` dentro. Il tizio continua a dire frasi sconnesse. Sembra fuori di testa. Penso che forse e` il matto di cui parlava lo zingaro, ma non parlo. Gli altri mi considerano troppo stupida per esprimere pareri. Continuo a remare. Arriviamo finalmente ad un villaggio. E la prima cosa che si fa in un villaggio e` andare alla locanda. Li` il locandiere e la cameriera ci parlarono di uno strano tizio che mori` proprio li` davanti… Non ci ho capito molto di quella storia… il vino era ottimo. Il mio amico Halfling era tutto preso dalle parole storte di quel tizio che ci portiamo appresso, cosi` lo chiede al locandiere che sembra divertirsi dicendo “Anagrammi!”. Parlano tutti cosi` strano, anche l’accento e` strano. Facciamo un giro in una bottega, li` chiediamo se conoscono il nostro strano ragazzo… riusciamo a cavarne solo il nome…

Non che mi freghi niente di tutto questo, di come si chiama o altro. Basta che mi dicano che e` un dannato zombie, gli faccio saltare la testa. Prima tagliandogli le gambe, senno` non ci arrivo… Parola di Donna Nana!

L’inizio di tutto

•giugno 1, 2007 • 2 commenti

I miei maestri decisero che se volevo essere un autentico Guardiano Delle Foreste, avrei dovuto superare una prova. Il compito che mi fu assegnato fu di accompagnare e proteggere un fratello Elfo, che aveva consacrato la vita allo studio della Magia Naturale, in una missione di cui io stesso ignoravo lo scopo.

Detesto dover obbedire agli ordini, ma essere un Guardiano è lo scopo della mia vita, così partii. Fu così che ci ritrovammo in quel mattino nebbioso a bivaccare su una spiaggia, ponderando il da farsi. Il primo ad avvertirmi che si stava avvicinando qualcuno fu il mio naso: mi voltai e vidi avvicinarsi due figure basse, una più tozza e l’altra più sottile. Quando emersero dalla nebbia, la creatura più massiccia si rivelò essere una donna della razza dei Nani, nonchè la causa della zaffata che mi aveva preannunciato il loro arrivo. L’altro era un’Halfling dal sesso indefinibile e dall’aspetto poco piacevole, in verità.

Mio malgrado si accostarono, presentandosi, ed in breve scoprimmo di avere lo stesso obiettivo: l’isola al di la della nebbia. Con noi c’era anche quell’inquietante donna umana, che andava in giro con uno strano cristallo che le fluttuava intorno. E’ strano: non riesco a ricordare come e quando si sia unita a noi…

Potevo sentire nell’aria la tempesta che sarebbe giunta di li a poco, ma per tutta quella giornata potevamo navigare ragionevolmente tranquilli, così proposi di darci subito da fare. Sulla riva scovammo quelle che sembravano zattere abbandonate e capimmo che non avremmo trovato di meglio per il nostro viaggio. Così ne mettemmo in acqua due e ci dividemmo su di esse. Fui grato del fatto che io e la Nana eravamo quelli maggiormente dotati di forza fisica e quindi in grado di manovrare meglio i pali, così salimmo su zattere diverse. Per precauzione decidemmo di legare le due zattere tra loro, in maniera da non perderci nella nebbia.

Per lungo tempo il fondale si mantenne basso, e pareva di muoversi al di fuori del mondo: tutto ciò che eravamo in grado di vedere eravamo noi stessi e la superficie dell’acqua immediatamente intorno a noi. D’un tratto la nebbia si diradòun poco ed entrammo in una zona paludosa. Eravamo giunti in prossimità dell’isola.

Ci addentrammo per un po’ nella palude, finchè non ci imbattemmo in alcuni tronchi galleggianti che ostruivano il percorso. Nella scena c’era qualcosa di inquietante. Stavamo scrutando i tronchi cercando un passaggio, quando una grossa figura, che fino a quel momento si era mimetizzata tra i legni, si mosse scattando nella nostra direzione.

Un enorme rettile con più denti di quanti se ne potessero contare ci stava attaccando, ma per fortuna ebbi il tempo di imbracciare l’arco ed incoccare la freccia, e così fece anche il piccolo Halfling con la sua balestra. Entrambi i colpi andarono a segno, ma il bestione non accennò a fermare la sua corsa, che terminò proprio sul balestriere, lasciandolo gravemente ferito. I nostri colpi successivi, purtroppo, non furono altrettanto fortunati, compreso un tentativo da parte della donna delle caverne di colpire la bestia con il palo e un proiettile scagliato con la fionda dalla strana donna che stava sulla nostra zattera. L’enorme coccodrillo ebbe il tempo di sferare un altro attacco, accanendosi ancora sul piccolo Halfling. Il secondo colpo gli fu fatale, e cadde esanime dilaniato dai morsi della belva. Non ci fu il tempo di dolersi, perchè il rettile era ancora battagliero, ma in quel momento la strana donna umana mostrò le sue vere capacità: strinse gli occhi e parve concentrarsi per un istante, mentre il suo cristallo brillava di una luminescenza più intensa. Immediatamente il coccodrillo ebbe alcuni spasmi convulsi e poi rimase immobile, morto con gli occhi sbarrati.

Guardai il cadavere della bestia affondare lentamente, mentre la mia inquietudine e la mia curiosità, nei confronti di quella donna aumentavano. Sembrava avesse agito direttamente sulla semplice mente del rettile, distruggendola. Nel frattempo la Nana si era chinata sul suo compare, facendogli ingurgitare a forza il contenuto di una boccetta che aveva tratto dal suo fagotto. L’Halfling, a quanto pare, non era morto e si rialzò, ridotto male ma in grado di stare in piedi.

Ci fissammo per qualche attimo in silenzio, e fu con l’animo teso e inquieto che riprendemmo la nostra lenta navigazione…

 
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