L’inizio di tutto

I miei maestri decisero che se volevo essere un autentico Guardiano Delle Foreste, avrei dovuto superare una prova. Il compito che mi fu assegnato fu di accompagnare e proteggere un fratello Elfo, che aveva consacrato la vita allo studio della Magia Naturale, in una missione di cui io stesso ignoravo lo scopo.

Detesto dover obbedire agli ordini, ma essere un Guardiano è lo scopo della mia vita, così partii. Fu così che ci ritrovammo in quel mattino nebbioso a bivaccare su una spiaggia, ponderando il da farsi. Il primo ad avvertirmi che si stava avvicinando qualcuno fu il mio naso: mi voltai e vidi avvicinarsi due figure basse, una più tozza e l’altra più sottile. Quando emersero dalla nebbia, la creatura più massiccia si rivelò essere una donna della razza dei Nani, nonchè la causa della zaffata che mi aveva preannunciato il loro arrivo. L’altro era un’Halfling dal sesso indefinibile e dall’aspetto poco piacevole, in verità.

Mio malgrado si accostarono, presentandosi, ed in breve scoprimmo di avere lo stesso obiettivo: l’isola al di la della nebbia. Con noi c’era anche quell’inquietante donna umana, che andava in giro con uno strano cristallo che le fluttuava intorno. E’ strano: non riesco a ricordare come e quando si sia unita a noi…

Potevo sentire nell’aria la tempesta che sarebbe giunta di li a poco, ma per tutta quella giornata potevamo navigare ragionevolmente tranquilli, così proposi di darci subito da fare. Sulla riva scovammo quelle che sembravano zattere abbandonate e capimmo che non avremmo trovato di meglio per il nostro viaggio. Così ne mettemmo in acqua due e ci dividemmo su di esse. Fui grato del fatto che io e la Nana eravamo quelli maggiormente dotati di forza fisica e quindi in grado di manovrare meglio i pali, così salimmo su zattere diverse. Per precauzione decidemmo di legare le due zattere tra loro, in maniera da non perderci nella nebbia.

Per lungo tempo il fondale si mantenne basso, e pareva di muoversi al di fuori del mondo: tutto ciò che eravamo in grado di vedere eravamo noi stessi e la superficie dell’acqua immediatamente intorno a noi. D’un tratto la nebbia si diradòun poco ed entrammo in una zona paludosa. Eravamo giunti in prossimità dell’isola.

Ci addentrammo per un po’ nella palude, finchè non ci imbattemmo in alcuni tronchi galleggianti che ostruivano il percorso. Nella scena c’era qualcosa di inquietante. Stavamo scrutando i tronchi cercando un passaggio, quando una grossa figura, che fino a quel momento si era mimetizzata tra i legni, si mosse scattando nella nostra direzione.

Un enorme rettile con più denti di quanti se ne potessero contare ci stava attaccando, ma per fortuna ebbi il tempo di imbracciare l’arco ed incoccare la freccia, e così fece anche il piccolo Halfling con la sua balestra. Entrambi i colpi andarono a segno, ma il bestione non accennò a fermare la sua corsa, che terminò proprio sul balestriere, lasciandolo gravemente ferito. I nostri colpi successivi, purtroppo, non furono altrettanto fortunati, compreso un tentativo da parte della donna delle caverne di colpire la bestia con il palo e un proiettile scagliato con la fionda dalla strana donna che stava sulla nostra zattera. L’enorme coccodrillo ebbe il tempo di sferare un altro attacco, accanendosi ancora sul piccolo Halfling. Il secondo colpo gli fu fatale, e cadde esanime dilaniato dai morsi della belva. Non ci fu il tempo di dolersi, perchè il rettile era ancora battagliero, ma in quel momento la strana donna umana mostrò le sue vere capacità: strinse gli occhi e parve concentrarsi per un istante, mentre il suo cristallo brillava di una luminescenza più intensa. Immediatamente il coccodrillo ebbe alcuni spasmi convulsi e poi rimase immobile, morto con gli occhi sbarrati.

Guardai il cadavere della bestia affondare lentamente, mentre la mia inquietudine e la mia curiosità, nei confronti di quella donna aumentavano. Sembrava avesse agito direttamente sulla semplice mente del rettile, distruggendola. Nel frattempo la Nana si era chinata sul suo compare, facendogli ingurgitare a forza il contenuto di una boccetta che aveva tratto dal suo fagotto. L’Halfling, a quanto pare, non era morto e si rialzò, ridotto male ma in grado di stare in piedi.

Ci fissammo per qualche attimo in silenzio, e fu con l’animo teso e inquieto che riprendemmo la nostra lenta navigazione…

~ di Caran Elmoth su giugno 1, 2007.

2 Risposte to “L’inizio di tutto”

  1. Grandissimo inizio!!! :D

  2. Bello l’inizio della storia, e in verità anche il modo di scrivere mi piace… bravo maurì

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