LA NOTTE DELLE MANI IN FACCIA

Eravamo al centro del vecchio cimitero cittadino sotto una pioggia battente, la situazione si faceva sempre più critica, ma non mi impediva di essere perfetto/a nel mio completo da viaggio color fumo di Londoskin, adatto agli spostamenti notturni. Concentrato/a e sull’assetto di guerra, con l’arco ben teso, sentì dietro di me delle parole che non avevo mai audito prima, riporto:” We addò jat?!( mi perdonerete le eventuali imprecisioni, ma questi sono termini che non ci hanno insegnato all’accademia di halfling che ho frequentato) Era il druido che con la sua indole bucolica cercava di tenere ben unito e saldo il gruppo. Avanzammo intrepidi fino ad arrivare ad un primo mausoleo, era scarno,sobrio e sull’ingresso portava scritto: FAMIGLIA BRAMBILLA, (tipico cognome di questo inquietante villaggio) a seguire un altro mausoleo identico al precedente che portava scritto:FAMIGLIA SPADONI(che cognome virile!), ma fu il terzo mausoleo che catturò la nostra attenzione poiché sul frontone portava un sole inciso sulla roccia. Il mio riconosciuto coraggio mi spinse a cercare possibili trappole e dopo essermi assicurato che nulla potesse mettere in pericolo la vita dei miei compagni, li avvertì che si poteva avanzare. La porta si aprì da sola, ma lo spettacolo che ci si presentò non fu dei migliori. Non c’era luce( e già questo è poco chic) e a pochi metri dall’ingresso c’erano sparsi sei cadaveri scarsamente visibili(che è davvero poco chic). Ammetto che la mia indole da ladro/a mi spinse subito a rovistare tra quelle ossa ammuffite cercando di evitare il contatto diretto con gli scheletri e cercando di non guastarmi i capelli, ma la mi attenzione fu subito ridestata da un altro compagno d’avventura, Erian. Un tipico ranger, impavido, intrepido, intostato, insomma della serie:”Me la vedo ioooo con il mostro!”, ma che vede molto stesso risolvere gli scontri grazie alle azioni coraggiose degli altri compagni.
Ad ogni modo, Erian si diresse verso il sarcofago che riuscivamo a vedere in fondo alla sala e una volta trovatosi di fronte notò che c’erano scolpiti nella roccia un sole e due mani e vide che delle mani erano presenti anche sugli angoli.
Presto la curiosità lasciò lo spazio all’ardore guerresco e Erian e Thana, (quest’ultima una nana niente male come compagna di viaggio, che ha sempre delle trovate poco chic ma molto ingegnose)decisero di aprire il sarcofago. Senza darci modo di reagire, all’improvviso numerose mani amputate attaccarono me Erian e Thana, i più vicini alla spettrale scoperta. Io riuscìi ad infilzarle con le mie frecce, con un gesto rapido ed efficace, che dimostra la mia forma smagliante che nemmeno le birre della locanda sono riuscite ad intaccare. “Thana” tentò di strapparsi via la mano che le si era attaccata alla faccia in una morsa micidiale, mentre Erian propose una soluzione che credeva essere vincente, parole sue:”buttiamo un secchio d’acqua così ce ne laviamo le mani”. Un momento che sembrò durare secoli ci vide bloccati da quelle parole, stupiti e inquieti fummo ridestati solo dalla voce del prode ed esile portatore sano di lupo che si sentiva qualche metro più indietro, il quale alle richieste di aiuto un po’ divertito ammise:”abbiamo le mani in tasca!”
La situazione peggiorò, le mani continuavano ad aggrapparsi sul mio corpo(buongustaie) e su quelli dei miei compagni, questo fece adirare la nana che decise di dare una testata contro un muro uccidendo così la mano sudicia ed insistente. La testata riuscì a liberare il viso poco curato di Thana che con soddisfazione ci dedicò un sorriso sgraziato e poco partecipato, mentre un altro invito arrivò dal druido :”Ci facciamo una mano di poker?!”
Infastiditi da quelle stupide mani, dopo aver scandagliato il mausoleo, decidemmo di uscire e avanzare nel nostro percorso, sotto una pioggia insistente che non voleva abbandonarci. Arrivammo dopo alcune ricerche di scarso interesse dinanzi ad un altro mausoleo sul cui frontone era visibile nonostante la notte una luna scolpita nella roccia. Entrammo. La nana galvanizzata dall’idea geniale della testata decise di caricare una statua maestosa presente nella sala, che potevamo vedere bene dalla nostra posizione e svenne. Allora annoiata dalla demenza di alcuni di noi, la sottile ed elegante Seiko(la più chic dopo di me) decise di chiudere la partita, o almeno così speravamo. Inserì la luna nel sole che avevamo sottratto nel precedente mausoleo e portato con noi, creando così un’eclissi. La statua si animò. Unimmo le nostra forze fino a sconfiggerla e a proseguire la nostra missione…è in queste occasioni che mi domando perché non sono rimasto/a in locanda a farmi la manicure?

~ di nadiasanity su ottobre 15, 2007.

Una Risposta to “LA NOTTE DELLE MANI IN FACCIA”

  1. Molto tempestivamente rispondo: LOL per il titolo, LOL per lo stile chic… LOL per la mia carica alla statua con tanto di svenimento :P

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